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Le "valle" |
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Metrica quantitativa |
La
parola "valle"[1]
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"ridda", antica danza dal ritmo veloce che si eseguiva tenendosi per
mano, girando in tondo e cantando. A San Nicola il cerchio era composto
di donne che si tenevano intrecciando le braccia davanti al petto delle
contigue. Due maschi guidavano la danza traendo alternativamente la
catena per mezzo di un fazzoletto legato al braccio delle due donne
poste ai due capi della catena stessa. La stessa parola indica anche le canzoni che venivano cantate durante la danza. Le valle sono un chiaro esempio di metrica tradizionale albanese, senza rima. Il verso di tali canti č regolato da una metrica quantitativa: non vale cioč tanto il numero delle sillabe del verso, quanto la quantitą (la lunghezza) dell'insieme delle sillabe che lo compongono. Faccio un esempio. Nella valla che segue ci sono - tra gli altri - questi due versi. |
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E lot ēė la i mjeri
pjak |
Il povero vecchio
versņ tante lacrime |
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Ognuno puņ constatare che il primo verso č composto di otto sillabe,
mentre il secondo ne ha solo cinque: ebbene, ambedue sono perfettamente
adattati al verso musicale della valla. E' quello che si verifica anche nella poesia classica latina e greca. Prendiamo - ad esempio - questi due esametri dattilici: |
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Sic canibus catulos
similes, sic matribus haedos |
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Il primo č composto di 16 sillabe ed il secondo solo di 14, ma sono
ambedue corretti per effetto,
appunto, della metrica quantitativa.
Si riporta di seguito l'intera valla con la precisazione che nella danza ogni verso viene cantato due volte. |
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| [1] Si pronunzia "vaghe", ma a San Nicola č ancora presente la pronunzia valle (proprio cosģ: con due "l"), nella parola bukėvale (pane dei giorni di festa). |
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Nisu, nisu tė na vemi |
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Ironica e scanzonata la storiella della bella toccata in sorte
al vecchio che non se ne cura e poi piange amaramente per la sua
fuga, tanto da muovere con le sue lacrime le pesanti ruote di ben tre mulini
ad acqua, ognuno col suo mugnaio...
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| Loi loi, vasha, valle, loi loi,
vasha, va'. - Nisu, nisu tė na vemi se na vemi dhen e t'on. - E dhen e t'on na ngė e dimi! - Vinja u, pjaku, me ju? - Ti je pjak e nėng mun! E dal e dal pjaku me ne' njer ēė rrum dhen e t'on. Atjé na shtum shortjen e e bukura i ngau pjakut. E pjakut i qėlloi gjumi e ngė qe gjum ē'i qėlloi: qe purtela qė i mėshoi. E pra ē'u ndģet i mjeri pjak e bukuren nėng e gjet, lot ēė la i mjeri pjak! Qinė prun lumėrat e murrė złetin tre mullirė me tė tre mullinarėt! Se mullir, Ghatani jim, bon miallėt tė holl ashtu si o vashaja e hollė. Se mullir, Ghatani jim, bon miallėt tė trash ashtu si o vashaja e trashė. E se mullir, Ghatani jim, bon miallėt tė bardh ashtu si o vashaja e bardhė. Se mullir, Ghatani jim, bon miallėt tė zi ashtu si ka xhijet va'[sha]. E se mullir, Ghatani jim, bon miallėt tė kuq ashtu si ka shkaket va'[sha]. E loi loi, vasha, valle, loi loi, vasha, va'.
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Balla balla, fanciulla, la ridda!
(bis) - Su, avvģati che partiamo perché andremo nel nostro terreno. - Ma noi non conosciamo il nostro terreno! - Verrņ io, sebbene vecchio, con voi? - Ma tu sei vecchio e non ce la farai! Ma, lento lento, il vecchio ci seguģ finché giungemmo nel nostro terreno. Lą tirammo a sorte e la pił bella toccņ al vecchio. Ma il vecchio fu preso dal sonno, ma non fu sonno quello che l'assalģ: fu come una porta che gli gravņ! E quando il povero vecchio si riprese e non trovņ pił la sua bella, i pianti che fece il povero vecchio! Figurati che i fiumi portarono la piena e si misero in moto tre mulini con i loro tre mugnai! Ed il mulino, caro Gaetano, fa la farina cosģ fina com'č fina la ragazza. Ed il mulino, caro Gaetano, fa la farina cosģ grossa com'č grossa la fanciulla. Ed il mulino, caro Gaetano, fa la farina cosģ bianca com'č bianca la fanciulla. Ed il mulino, caro Gaetano, fa la farina cosģ nera come le ciglia della fanciulla. Ed il mulino, caro Gaetano, fa la farina cosģ rossa come le gote della fanciulla. Balla balla, fanciulla, la ridda! (bis)
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____________________________________________ La valla č stata dettata da Lucia De Capua a San Nicola Dell'Alto il 4 Agosto 1976. I versi scritti in colore arancione sono stati recuperati dalla versione della valla riportata da "La Calabria", di Bruzzano (anno 1895, n 2), che perņ č a sua volta incompleta e termina col verso "Me tė tre mullinarėt!".
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Un gustoso quadretto di vita paesana |
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La
valla che segue traspone in chiave
di danza popolare un gustoso e realistico battibecco tra una figlia che si
č attardata nel bosco (dove si era recata a procurare della legna per il
focolare) e sua madre che ha intuito la probabile causa del ritardo.
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Ēė patirėta sirmenat |
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E loi loi, vasha, valle, loi loi,
vasha, va'.
-Ēė patirėta sirmenat (bis) - E ēė bore, mėnove kaj? - E qetu, m'oma, se t'e rrėfie! - Qofsh ti, m'oma ime, E loi loi, vasha, valle, loi loi, vasha, va'.
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Balla balla, fanciulla, la ridda!
(bis) - Brutta cosa mi č capitata stamani, - E come mai hai tardato tanto? - Aspetta, mamma, che ti racconto: - Che sia bruciata tu, madre mia: Balla balla, fanciulla, la ridda! (bis)
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Gjeta njė vashe e mirė, mo' |
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Gjeta
gnė vashe e mirė, mo[mė], E gjeta
gnė vashe e mirė, mo,
Gjeta
gnė vashe e mirė, mo, E loi loi, vasha, valle, loi loi, vasha, va'.
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Trovai una buona ragazza, mamma, la trovai e le chiesi un goccio d'acqua. - Ma l'acqua dove te la metto? - Sul palmo della mano, nobile signora. - Ma la mia mano ha degli anelli e non riesce a contenere l'acqua. - Dammene il poco che riesce a tenere. - Devo conservarla per il mio ragazzo per quando torna dalla guerra, perché mi voglia bene come io gli voglio bene. Trovai una buona ragazza, mamma, Trovai una buona ragazza, mamma, Balla balla, fanciulla, la ridda! (bis)
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_____________________________________________ La valla č stata dettata da Mariangela Ferraro a San Nicola Dell'Alto il 5 Agosto 1976.
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Vashė, ti vjen te fera me mua? |
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- Vashė, ti vjen te fera me mua? |
- Fanciulla, tu vieni alla fiera
con me? - E se vengo, mio forte, che mi compri? - Ti compro un fazzoletto. -Ma il fazzoletto io non lo voglio. ..... (mancano alcuni versi)... ..... - Io voglio un seno candido. - Ma il seno candido io non te lo do, ché mi sgriderebbe la mamma, la mamma ed anche il papą, ed anche i miei fratelli, il parentado e il vicinato. |
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____________________________________________ La valla č stata cantata da Domenico Serleti a San Nicola Dell'Alto nel 1970. |
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| 1 A San Nicola di pronunzia cosģ (llėvezėrit) al posto di vėllezėrit, per effetto di una delle tante metatesi che caratterizzano la parlata di San Nicola (kazėmandili per shkamandili, ecc.) | |||
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Di questa valla ricordo solo pochi versi: sarebbe interessante poterla restaurare interamente. Vej e vij njė kalor |
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Vej e vij njė kalor, vej e vij ka ai zot. Ka ai zot kisha njė mollė e hipu vasha tė m'e shkundėj e vasha ndeti dorzė e trimi zu dorzė ........ |
Andava e veniva un cavaliere andava e veniva da quel signore. Da quel signore c'era un melo e la ragazza salģ per scuoterlo e stese la sua manina e il valoroso afferrņ la manina ....... |
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Hipu pjaku malėthit |
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Hipu pjaku malėthit Hipu pjaku
malėthit Hipu pjaku malėthit E mullinar, Ghatani jim, E mullinar, Ghatani jim, E mullinar, Ghatani jim, E loi loi, vasha, valle, loi loi, vasha, va'.
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Salģ il vecchio sul monte Salģ il vecchio sul monte Salģ il vecchio sul monte Il mugnaio, caro Gaetano, Il mugnaio, caro Gaetano, Il mugnaio, caro Gaetano, Balla balla, fanciulla, la ridda! (bis)
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__________________________________________ La valla č stata cantata da Domenico Serleti a San Nicola Dell'Alto nel 1970.
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Veja u te ato valle |
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Veja u te ato
valle Veja u te ato
valle Veja u te ato
valle E loi loi, vasha, valle, loi loi, vasha, va'.
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Vorrei andare dove si balla Vorrei andare dove si balla Vorrei andare dove si balla Balla balla, fanciulla, la ridda! (bis)
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___________________________________________ La valla č stata cantata da Domenico Serleti a San Nicola Dell'Alto nel 1970. |
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Note 1) Tģngere, tģntu, tingiłta, (in calabrese) cosģ come nzi, i zi, e zezė, (in albanese) hanno un significato che va oltre il colore fisico, per assumere valenza morale. |
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