Superstizioni e pratiche magiche

 

le fate il fascino riti divinatori  
 

     I momenti più salienti della vita umana, sia dell’uomo che della donna, sono accompagnati a San Nicola da credenze e pratiche rituali che s’ispirano ora alla religione cristiana, ora a superstizioni pagane, a causa dell’ibrido connubio che spesso si è verificato tra i riti della religione cristiana e l’antica tradizione popolare.


Pratiche magiche
e riti religiosi dell’infanzia

 

     Per tutta l’infanzia il bambino viene considerato un essere indifeso e quindi più soggetto degli adulti agli influssi malefici. Egli dev’essere quindi protetto con una serie di pratiche superstiziose che vanno dalla croce segnatagli col pollice sulla bocca mentre sbadiglia (con comprensibile fastidio del piccino) alle pacche sulla schiena (accompagnate dalla parola “Xhésu”) ad ogni minimo colpo di tosse o difficoltà di deglutizione.

     Gli indumenti del bambino stesi ad asciugare, se per caso vengono raccolti dopo il calar del sole, sono passati per tre volte sulla fiamma del fuoco descrivendo un segno di croce.

     Una superstizione molto viva fino a qualche anno addietro, ma che va progressivamente scomparendo, vuole che nei primi tre giorni di vita il neonato non venga portato fuori casa e non gli vangano mutati i vestiti, perché devono venire le fate per dargli i doni dell’intelligenza, della bellezza e della bontà. Si diceva al riguardo: “Ket vinjin fatjet t’e fatarnjin”, "devono venire le fate a fatarlo”.

     La convinzione dell’esistenza delle fate è ancora viva tra le persone anziane e spesso capita di parlare con delle persone che, pur dicendo di non crederci, evitano di irritarle comportandosi contro ciò che la tradizione prescrive.

     Presso alcune famiglie se il neonato si ammala non si chiama subito il medico, perché si pensa che la malattia sia dovuta all’influsso delle fate. Viene chiamata allora una donna reputata esperta in arti magiche, di buona condotta, la quale “misura” il bambino. Ne misura cioè l’altezza e la larghezza a braccia aperte dalla punta della mano destra a quella della mano sinistra. Se le due misure risultano uguali il bambino non è stato “sostituito” dalle fate; se una misura è inferiore all’altra certamente le fate l’hanno sostituito, hanno operato cioè un sortilegio. Bisogna quindi ricorrere ai rimedi. La fattucchiera chiamata addobba una stanza contenente tutte le cose belle della casa e ne leva tutti gli oggetti di ferro. In mezzo alla stanza pone una tavola, coperta da una bella tovaglia nuova ed imbandita, con stoviglie nuove, per tre persone. Su ogni piatto pone una fetta di pane. Al centro della tavola pone un piatto ed un bicchiere. Nel piatto centrale pone tre “ditate” di miele date da tre donne di nome Maria e nel bicchiere centrale versa tre gocce di latte materno date anch’esse da tre marìe. Porta poi il bambino addormentato nella stanza, chiude tutte le imposte e lascia il neonato solo nella stanza buia per due ore. Le fate devono entrare e consumare il pasto senza essere disturbate da nessuno. Passate due ore la fattucchiera sparecchia la tavola, mette gli avanzi del pasto in un piatto e va a posarlo su una collina, fuori dal paese, di fronte al mare. Uno dei luoghi scelti a tal fine è la collina detta “Kriqi la”. Se per strada incontra qualcuno non deve rivolgergli la parola, né deve rispondere ai saluti.

     Quando un bambino viene portato per la prima volta in casa di conoscenti la padrona di casa gli fa un segno di croce sulla fronte col pollice intinto nell’olio di oliva. Se è maschio gli dà un pane, diviso in tre fette, augurandogli così di possedere da grande tre paia di buoi. Se è femmina le dà un pane intero, perché deve stare ritirata, chiusa in casa, e non dar retta a nessuno. Le dà inoltre un pugno di sale contro il malocchio, un pezzo di carbone spento (perché essendo stato nel fuoco ha il potere di bruciare ogni influsso malefico) ed un uovo, ad augurare che la sua vita sia piena di ogni bene.

     I bambini di età inferiore a due anni non devono guardarsi nello specchio, altrimenti cominceranno a parlare in ritardo, né devono essere pesati.

 


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