Giuseppe Gangale

 

 

 

 
     Giuseppe Gangale (1898-1978), dopo gli studi universitari a Firenze, agli inizi degli anni Venti, si converte al calvinismo e prende a collaborare, e poi dirige, "Conscientia", rivista a ispirazione protestante ma che, sotto il suo impulso, diventa autorevole cenacolo dell'opposizione intellettuale e laica al fascismo: vi collaborarono assiduamente Gobetti, Banfi, Tilgher, Momigliano, Limentani, Basso. Chiusa d'autorità "Conscientia", Gangale fonda la casa editrice Doxa destinata a ospitare scritti politici, spesso traduzioni, non ortodossi. 
     Dal 1934 è in esilio in Svizzera, poi in Danimarca dove si dedica, da allora esclusivamente, a studi filologici e dialettologici, collaborando col grande linguista Hjemslev. Oltre a Revival, tra le sue opere politiche sono Rivoluzione protestante e numerosi saggi e interventi su riviste degli anni Venti.

(Dalla ristampa di "Revival", Sellerio editore Palermo, 1991)

 

La mia collaborazione
con Giuseppe Gangale

 

    

Nel 1961 abitavo a Catanzaro per motivi di studio. Stavo a pensione, assieme ad alcuni amici, nel quartiere alto della città (San Leonardo), in casa di una guardia carceraria.

     Il prof. Giuseppe Gangale, che all'epoca era direttore del Fondo Albanico della Biblioteca Reale di Copenaghen, la domenica mattina si presentava puntuale in taxi sotto la nostra casa ed aspettava che il mio amico Renzino scendesse per andare insieme a lui a fare interviste nei paesi di lingua albanese del circondario, Caraffa, Andali, Marcedusa, Vena di Maida. 
      Renzino con flemma si levava dal letto, si sbarbava, si lavava con calma. 
     Mentre faceva il nodo alla cravatta dava un'occhiata dalla finestra al Professore, che attendeva paziente in piedi accanto al taxi, poi finalmente scendeva.

 
 

     Dopo qualche tempo anch'io entrai nel giro degli arbereschi (come lui li chiamava) che collaboravano con lui alla documentazione dello stato di conservazione della lingua albanese nella media Calabria.

Qualche volta ci coinvolgeva nelle interviste alle persone, altre volte, all'Hotel Jolly, ci assegnava un testo classico (per es. un canto dell'Odissea, un canto della Divina Commedia) e ci invitava a tradurlo nel dialetto da noi parlato. Annotava ogni parola che dimostrasse la vitalità dell'antica lingua e stimolava a creare neologismi con le radici delle antiche parole, fornendo egli stesso esempi concreti . Ci spronava insomma a rivitalizzare la nostra lingua materna.

     L'esperienza più stimolante per me fu quando mi affidò la ricerca del substrato albanese nella comunità di Gizzeria (nei pressi di Lamezia Terme). 

     Gli abitanti di Gizzeria non parlano più l'albanese, per effetto delle proibizioni imposte nei secoli passati da parte dei feudatari che volevano esercitare così un maggiore controllo sui sudditi.

     Io andai a Gizzeria, munito di registratore e di macchina fotografica. Rintracciai nella loro attuale parlata calabrese parole albanesi, ma pronunziate "alla calabrese". Rintracciai toponimi chiaramente albanesi, ma la cosa più interessante fu la documentazione fotografica, che riuscii a portare, del modo tipicamente albanese di trasportare i pesi: legandoli con una corda sulle spalle anziché posarli sulla testa, come si usa fare in quel circondario.

     Negli anni seguenti ci furono diversi congressi delle minoranze linguistiche sparse in Europa, la fondazione del Centro greco-albanese di glottologia di Crotone, la mostra di Palazzo Fàzzari a Catanzaro.

     La mia collaborazione col prof. Gangale durò fino alla sua partenza per la Svizzera, poco tempo prima della sua scomparsa.

     Dalla collaborazione con lui ho ricevuto un patrimonio di informazione nel campo della filologia comparata indoeuropea e l'esempio di una concezione severa della vita. 
Mi risuona ancora nelle orecchie la sua massima "l'ottimo è nemico del buono".

     La sua correttezza morale aveva sempre tenuto lontano dal discorso le sue idee religiose ed ogniqualvolta accennavo a tale ambito egli sfuggiva dicendomi: "Lei mi costringe a filosofare: ho smesso di farlo ormai da tanti anni!"

     Egli infatti negli anni '20 del secolo scorso era stato un esponente di primo piano del protestantesimo in Italia, tanto che, a tale riguardo, più che di protestantesimo - secondo alcuni -  si potrebbe parlare di "Gangalismo".

     Aveva diretto per alcuni anni la rivista "Conscientia", che era stata chiusa per difficoltà con la censura fascista. Poi aveva fondato la casa editrice Doxa. In seguito si era dedicato agli studi di glottologia ed in particolare alle lingue minoritarie: soprattutto il ladino e l'albanese. Ci ricordava spesso (per stimolarci) di essere riuscito a rivitalizzare e far rientrare nell'uso corrente l'antica lingua feroica parlata nelle isole Faër Oer prima della conquista danese. Quella lingua non era più conosciuta dagli abitanti delle isole, ma se n'era conservato un testo scritto: il Vangelo. Ciò era bastato per rimettere in uso l'antica lingua e per renderla idonea a comunicare tra uomini del nostro tempo.

     La sua opera tra gli albanofoni di Calabria è servita a sensibilizzare al problema della conservazione della lingua materna soprattutto le comunità della "Media Calabria" che, contrariamente alle comunità cosentine e sicule, non sono riuscite a conservare il rito greco nella liturgia e, con esso, i sacerdoti autoctoni in funzione di promotori della lingua e cultura portata in Calabria dalla madrepatria.

     Scrivo ciò per l'ammirazione che ho per lo studioso Gangale, anche se dubito che le parlate delle comunità albanofone della media Calabria possano mai assolvere in futuro funzioni diverse dalla minuta comunicazione nel ristretto ambito delle famiglie e delle  rispettive comunità. Anche l'alfabeto inventato da Giuseppe Gangale (più latinizzante, più trasparente e più accettabile per noi) mi sembra avere poche speranze di diffusione tra gli albanofoni, perché arrivato "in ritardo" rispetto a quello pur  slavizzante e talora "opaco" di Monastir. Del resto queste cose dissi chiaramente al prof. Gangale. 

     Voglio aggiungere una considerazione che forse potrà servire a chiarire ulteriormente la mia posizione. Il messaggio del   Professore - ricordo bene - era di reagire alla tendenza in atto di omologazione delle culture minoritarie a poche culture dominanti (vedi il dilagare dell'inglese...) e questo - aggiungo io - a prescindere dal codice alfabetico usato. Io penso che la lingua sia fondamentalmente un fatto orale e comunicativo e che  tutti noi (che - in un modo o nell'altro - abbiamo operato per conservare i testi e le tradizioni linguistiche delle nostre piccole realtà sociali) abbiamo onorato il messaggio del prof. Gangale: sia che ci siamo serviti del suo modo di scrivere, sia che abbiamo usato altri alfabeti.

    

     Negli ultimi anni della sua vita anche il suo luogo d'origine, Cirò Marina, si ricordò di Giuseppe Gangale ed organizzò un incontro pubblico con lui. Recentemente gli ha dedicato un busto in una piazzetta ed ha accolto le sue ossa nel suo cimitero.


     Per incarico dell'Amministrazione comunale ho scelto per la sua tomba una sua lirica, rivelatrice della sua tempra di studioso e di apostolo.

     La lirica sotto riportata è scritta utilizzando non l'alfabeto albanese "ufficiale"  (quello cosiddetto di Monastir), ma l'alfabeto inventato dal prof. Gangale ed attualmente promosso dal Centro greco-albanese di glottologia di Crotone.

 


PARAKALLESURITY TY MBROMESY

PREGHIERA DELLA SERA

Una sua lirica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zot, tire sheh teku rreva:
uda e gkillate ishe,
dderaty tonde ty ngkusta, si o' i skruary.
Si ti ddeshe, stupiny ure llasta,
moora trastyrin e bbora i rradderees.
Si tire ddeshe, kapyrzeva
ure malle e llumera, dhezha
llufte, i malekuar e i bekuary,
esul vyrteteje, folla
gkilluhe ty huaja, me ty huaja horiis.
Ure i huajy bask me ty timaty,
ure njy i vetem vet me shuum veta,
ure kjerkji i ççaary, po dhe pasikjiry
i tijy ççy ndirroon te fllamur lliveer.
Nanì ççy fllamuri u vuu
mbi çukkaty e mallevet teku
hipurry ty tatera timy
e eera e mbromesy timy friiny,
Zot, killoft tijy truar kit fllamur.
Llem ty ty llus, u ççy kakjy fllamura ulla,
Llem ty ty llus, u ççy nyngk munda ty llutija
ka vieçç pa ty dimuruame.
Shih, gkilluha ççy nyngky zhgkillidhej,
si gkilluha e Zahhariut ty pa beesy,
zhgkillidhet (sa ty thirret, o i llart, 
o i shehury, o i pa killuamy,
me fiallat ty ddekura e tateravet,
uj ty bekuary ty sprishury
mbi kartavet time ty thata).

Signore, Tu vedi dove io sono giunto:
la strada era lunga 
e le tue porte strette, così com’è scritto.
Come tu hai voluto, ho lasciato la casa,
ho preso il fagotto e mi son fatto mendicante.
Come tu hai voluto, ho varcato 
montagne e fiumi, ho acceso 
guerre, maledetto e benedetto,
assetato di verità, ho parlato 
lingue straniere assieme a gente straniera.
Io forestiero tra la mia gente,
io uomo solo tra tanta gente.
Io vetro rotto, eppure specchio
di Te, che trasformi in vessillo un cencio.
Ora ch’è issato questo vessillo
sopra le cime dei monti sui quali
ripararono i miei antenati
e fischia il vento della mia sera,
a Te, Signore, affido il vessillo.
Ti prego  io che tante bandiere ho abbassato,
Ti prego io che per anni senza numero
più non ho potuto pregare.
Vedi: la lingua che non si scioglieva,
come quella di Zaccaria senza fiducia,
si scioglie (per chiamarti: o altissimo
o misterioso, o ineffabile,
con le parole morte degli avi,
rugiada benedetta, aspersa
sulle mie aride carte).

 


Storie
di parole

 

 

 

 

 

     Il prof. Gangale era un pozzo di cultura filologica. Quando si lavorava con lui era un piacere sentirgli fare collegamenti tra lingue diverse e fornire etimologie di parole. Ne propongo un paio, così come mi ritornano in mente.

     Diceva un giorno: in albanese la febbre si chiama "éthja", orbene anche in greco esiste la stessa radice "aithi", che significa ardere. Gli antichi Greci infatti usavano il termine "aithi-ops" (ardente-aspetto, ardente-faccia) per indicare gli egiziani (etìopi), che quindi venivano chiamati dai Greci "facce bruciate, facce scure".

     Un'altra sua etimologia: in albanese esiste il termine "teri", che significa "asciugare, seccare": ebbene è la stesa radice del termine latino "terra", che significa, appunto, l'asciutta, in contrapposizione alle acque dei mari. Giusto come emerge dal racconto biblico della creazione (Biblia vulgatae editionis, Gen. I, 9-10): "Dixit vero Deus: Congregentur aquae, quae sub coelo sunt, in locum unum: et appareat arida. Et factum est ita. Et vocavit Deus aridam, Terram..."


 

Creazione
di neologismi

 

 

 

 

    Egli - come ho detto - ci stimolava a parlare usando solo parole albanesi e - se necessario - a creare parole con le radici albanesi ancora vive. La cosa non è facile (immersi come siamo in mass-media che parlano in italiano ed inglese), ma è l'unico modo per rivitalizzare un idioma. E richiede - come diceva il professore - la stoffa dell'apostolo.

Lui proponeva (faccio solo pochi esempi):

  • per "caffé": "long i zi" ;
  • per "fotografia": "konëza",  (utilizzando la voce "konë-a", ancora viva, sebbene specializzatasi a San Nicola nel significato di edicola sacra);
  • per "macchina per scrivere": "shkrònjëza", (dalla radice shkrue + il suffisso vezzeggiativo "-za").

 

 

Esercizi
di traduzione

 

     Ho ritrovato tra le mie vecchie carte alcuni appunti frammentari di quel periodo e li propongo per dare un'idea del lavoro che il Professore ci spronava a fare.

 

 
  Ndë mes të vaturit të gjolles t'one
u ndodha të shkoja te një pilë(1) e zezë
dhe udha e drejte kish qon e bjerrë.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.

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Te hora e të dhomburit hihet ka mua,
pa matur te një dhombur hihet ka mua,
te ato shpirte të bjer hihet ka mua.
 

Aio fuqi e made më bori mua
e larta dituria(2) e malli(3) i par.
.........

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Lefterin(4) u jam çë vete kute kërkue
si e din kush p'ato gjollin ka lon.
.........

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Liqëzia(5) tundë jatin(6) t'im të lart.

 

Per me si va nella città dolente,
per me si va nell'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
 

Fecemi la divina potestate
la suprema sapienza e 'l primo amore.
.........

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Libertà vo' cercando, ch'è sì cara
come sa chi per lei vita rifiuta.
.........

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Giustizia mosse il mio alto fattore.

 

 
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Note

I versi sono degli endecasillabi sciolti.

(1) Pila (shqipe: pyll-i) = bosco, selva. Il vocabolo già allora non era più usato a San Nicola, ma si conservava come toponimo nella vallata tra San Nicola e Casabona. E' interessante notare come il Professore ci spronasse a rivitalizzare la lingua partendo anche dagli antichi nomi di luoghi ancora in uso.

(2) Dituria = sapienza. E' un calco: come in latino "sapio>sapientia" in sannicolese si è presa la radice "di" (io so), ancora viva,  per creare il neologismo "dituria". Questo termine in realtà è già presente, sia in shqip che in arbëresh, ma noi allora non lo conoscevamo e l'abbiamo "reinventato" col procedimento sopra indicato.

(3) Mall-i = amore. A San Nicola la parola mall è specializzata nel significato di voglia, desiderio. Usare il termine nel senso di "amore", anzi di "Amore" con l'a maiuscola, ha richiesto un certo sforzo psicologico, ma il verso ne ha acquistato scorrevolezza e musicalità...

(4) Lefteri-a = libertà. E' un grecismo (eleutheria), usato per suggerimento del Professore, per rendere la parola libertà, che a San Nicola non ha un termine specifico. O - meglio - c'è a San Nicola il termine "lirë", ma specializzato nell'esclusivo significato di "poco costoso, di basso prezzo".

(5) Liqëzia = giustizia. A San Nicola si usa il termine "liqë-a" (latino lex), ma solo nell'espressione "aver ragione": per es. "ke liqë" e noi avremmo potuto tranquillamente usarlo, ma per esigenze metriche avevamo bisogno di una parola più lunga (e più "sostanzionsa") e così abbiamo inventato "Liqëzia" per imitazione della parola "vapëzia" (povertà), che a San Nicola è viva, o - almeno - lo era ai tempi di mia verde stagione...

(6) I ati = il padre, e quindi, per estensione, il "fattore".

 

 

 

Interessanti notizie su Giuseppe Gangale si trovano nel sito internet: 

 

Jeta Arbyresh - Mondo arberesco
di
Enrico Ferraro

 

 
  

 


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