I canti di Costantino

 

 

 Un restauro linguistico

 

 

 

 

 

 

 

 

     Il tema del giovane Costantino č frequente negli antichi canti popolari in lingua albanese di San Nicola dell'Alto.

     Ne ho trovati due in una vecchia rivista di letteratura popolare calabrese: LA CALABRIA, anno IV, n°11, del 1892, di Monteleone (attuale Vibo Valentia), diretta da Luigi Bruzzano, al quale va il merito di aver conservato due documenti orali di una comunitą albanofona allora priva di strumenti per la registrazione scritta della lingua.

     La trascrizione presentata dalla rivista ha molte inesattezze, dovute alla difficoltą incontrata da un italiano del XIX secolo nel trascrivere fedelmente la parlata di San Nicola dell’Alto senza conoscerla e utilizzando solo l’alfabeto italiano.

     Ho pensato pertanto che fosse utile tentare un restauro dei due canti, anche perché vi ho trovato dei termini ormai perduti dalla comunitą di San Nicola gią a metą del XX secolo. E' solo un'ipotesi di lavoro, ma spero sia utile per far conoscere i due testi.

     E' interessante il frequente uso del diminutivo maschile (ormai perduto) e l'uso di tale forma linguistica persino nei verbi (pėrqierith). Per altro verso č notevole la presenza di numerosi prestiti dal dialetto calabrese.

     Le due valle sono forse incomplete, e non sempre chiare, ma sono - credo - i primi documenti scritti del dialetto di San Nicola Dell'Alto.

 

Kostandini i vogėlith


Kostandini(1) i vogėlith,
ti tre ditė dhondar qeve.
Gjasht vjet nd’ushtėri
e tre vjet ndė filaqi.(2)
Pra ēė shkuetin nond vjet
sa i vjen njė ondarrith:
Se e bukura u martuet.
- Kush qe ēė shėrtoi?(3)
- Kostandini shėrtoi.
Kaj fort ēė shėrtoi
e gjegj patruni ka atjč la:
- Mirrė tė nond qiēethit,
e hapė tė nonda stalėzit,
e mirr kalin e zi,
atņ tė zi si llumģa.(4)
O mirr kalin e bardh,
atņ tė bardhin si jici.
O mirrė kalin e fort,
atņ tė fortin si era.
E muer trumbėzin e 'rėgjandė
e u vu mb’udhė atij katundi.
Vati pak mo tutje.
Mė pėrqok zoti pjak.
- Ti ku vete zoti pjak?
- Vete tė gramisijem:
sirmenat jim’e rejė
do tė vorė kurorė me nj’etr!
- Tehu prapėt, zoti piak,
se u jam Kostandini,
Kostandini it bir.
Vati pak mo tutje.
Mė pėrqok zonja pjake.
- Ti ku vete, zonja pjake?
- Vete tė gramissijem:
sirmenat jim’e rejė
do tė voj kurorė me nj’etr!
- Tehu prapėt, zonja pjake,
se u jam Kostandini,
Kostandini it bir.
Vati udhin e qishėzes:
- Gharghoheni, ju bujar,
Se u jam kurora(5) e parė.
Kurora e parė Kostandini!

 


Piccolo Costantino, 
tu fosti sposo solo tre giorni.
Sei anni nell'esercito
e tre anni in prigionia.
Quando furono passati nove anni
gli viene un sogno:
che la sua bella si č sposata.
- Chi fu che sospirņ?
- Costantino sospirņ.
Tanto forte sospirņ
che l'udģ il padrone da lassł:
- Prendi le nove belle chiavi
ed apri le nove belle stalle
e prendi il cavallo scuro,
scuro come il tronco del cedro.
O prendi il cavallo bianco,
quello bianco come il gesso.
O prendi il cavallo forte, 
quello veloce come il vento.
Egli prese la tromba d'argento
e si mise in viaggio per quel paese.
Andņ un po' oltre.
Mi venne incontro l'anziano padre:
- Dove vai, vecchio padre?
- Vado a precipitarmi:
stamattina la mia nuora
si sposerą con un altro!
- Torna indietro, vecchio padre,
ché io sono Costantino:
Costantino tuo figlio:
Andņ ancora un po' oltre.
Mi venne incontro l'anziana madre:
- Dove vai tu, vecchia madre?
- Vado a precipitarmi:
stamattina la mia nuora
si sposerą con un altro!
- Torna indietro, vecchia madre,
ché io sono Costantino:
Costantino tuo figlio.
Andņ verso la chiesetta:
- Scostatevi, voi gentiluomini,
ché sono io il primo sposo.
Il primo promesso: Costantino!

 

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1) La versione "Kostandini", da me preferita, č ancora viva a San Nicola come nome di famiglia: "Kostandinėjat".
2) Filaqi-a (dal greco fulakh) = prigione. Una versione ancora in uso recita: "E tre vjet fole qe" (per tre anni conducesti buoi), ma č un evidente tentativo di recuperare significato al verso che l'aveva perduto a causa di una parola (filaqģ) non pił in uso.
3) Psherėtonj, o sherėtonj = io sospiro.
4) Llumģa = cedro (conifera, non agrume).
5) Kurorė-a = corona, matrimonio, sposo/a. Questo verso conferma che la valla č di epoca molto antica, quando ancora a San Nicola si seguiva la liturgia di rito greco. In tale rito, ancora in uso nelle comunitą albanofone della provincia di Cosenza, gli sposi vengono incoronati durante la celebrazione del matrimonio.

 

Kostandin(1) fidilli jim

 

Ish njė momė shum e mirė,
kish nond bij tė mirė.
Erdh njė mpermitatė e ligė
i mbjodh tė nond bijt e mirė.
- Kostandin, fidilli jim,
ku qe besa ēė mė dhe?
Vati te e para valle(2):
- Mirė se ju gjeta, vashė!
- Mirė s’erdhe, ti trim!
Cila t’o pėrqierith?
- Gjith tė bukura mė jeni,
ma pė mua nula ngė bani.
Keni par Fjurentinen,
Fjurentinen tė imė e motrė?
- Gjo!
Vati te e nonda valle:
- Mirė se ju gjeta, vashe!
- Mirė s’erdhe, ti trim!
Cila t’o pėrqierith?
- Gjith tė bukura mė jeni,
ma pė mua nula ngė bani.
Keni parė Fjurentinen,
Fjurentinen t’im’e motrė?
- Mirė s’erdhe, ti llėva!
- Mirė se tė gjeta, motrė!
U vun mb’udhė atij katundi:
- Kostandin, llėvau jim,
njė sinjall i lig tė shoh:
capeli o i mufullasurith!
- Fjurentinė, motra ime,
pruveriu ka tė detit.
- Kostandin, llėvau jim,
njė sinjall i lig tė shoh:
kėpucėt tė mufullasurith!
- Fjurentinė, motra ime,
pruveratė ka tė stratės.
Kur u qasin te spia:
- Kostandin, llėvau jim,
njet sinjall i lig shoh:
finestrat jan tė mbulliturith,
frin vurea ka malethit.
Pra ēė rrun ka shkallėzit:
- Qaverrisu(3), motra ime,
se u vete fan(4) e t’im.

C'era una madre assai buona,
aveva nove bei figli.
Venne una brutta epidemia
e le colse i nove bei figli.
- Costantino, mio fido,
dov'č la fiducia che mi desti?
Andņ al primo ballo:
- Ben trovate, fanciulle!
- Ben venuto tu, ragazzo!
Quale ti č piaciuta?
- Tutte belle voi siete,
ma nessuna fa al caso mio.
Avete visto Fiorentina,
Fiorentina mia sorella?
- No!
Andņ al nono ballo:
- Ben trovate, fanciulle!
- Ben venuto tu, ragazzo!
Quale ti č piaciuta?
- Tutte belle voi siete,
ma nessuna fa al caso mio.
Avete visto Fiorentina,
Fiorentina mia sorella?
Benvenuto tu, fratello!
- Ben trovata tu, sorella!
Si misero in viaggio per quel paese:
- Costantino, fratello mio,
un brutto segno ti vedo:
il cappello č fradicio!
- Fiorentina, sorella mia,
č la bruma del mare.
- Costantino, fratello mio,
un brutto segno ti vedo:
le scarpe fradice!
- Fiorentina, sorella mia,
č la polvere della strada.
Quando si avvicinarono alla casa:
- Costantino,fratello mio,
un altro brutto segnale vedo per te:
le finestre sono chiuse,
e soffia la tramontana dai monti.
Quando arrivarono ai gradini:
- Addio, sorella mia,
ché io vado al mio destino.

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1) Per ragioni metriche č da preferire qui  la forma "Kostandin" a "Kostandini".
2) Vallė-a = Ridda, ballo tondo collettivo. (Vedi pił ampiamente)
3) Qevarrģ-a = governo, cibo, nutrimento, addio. Qevarrisėnj = governare, nutrire, salutare. Qevarrisu = addio, arrivederci.
4) Fan-i = fato, destino, sorte, fortuna.

 

 

 


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