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Le chiese di San Nicola Dell'Alto |
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L’organizzazione ecclesiastica
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Gli Albanesi di San Nicola dell’Alto quando giunsero in Italia seguivano nella liturgia il rito greco. Non si sa con precisione quando avvenne il passaggio al rito latino attualmente seguito.
Nella numerazione
del 23 aprile 1543 San Nicola dell’Alto viene tassato per 53 fuochi. Vi
risultano presenti due sacerdoti: Manueli o Emmanuele Scarripoli, con
moglie ed un figlio, e Basile Greco, senza famiglia. [1] |
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Il passaggio dal rito greco a quello latino fu lento e non privo di contrasti, che coinvolsero il clero ed anche la gerarchia locale di rito latino, tanto che nel 1624 dovette intervenire la Curia Romana che dispose di non obbligare gli Albanesi a seguire la liturgia latina. La disposizione della Congregazione di Propaganda fide infatti recita: “Episcopo Umbriaticensi volenti Graecos sibi subditos ad latinum ritum stransferre responsum fuit ut volentes transire admitteret, nolentes autem non compelleret”. [2] Una chiara e sintetica esposizione della storia del rito greco nel Meridione d'Italia si può consultare nel sito "Jemi" ispirato dall'Eparchia di rito greco di Lungro (CS) che è - in sostanza - la diocesi (cattolica) degli Italoalbanesi della Media Calabria, di quelli almeno, che hanno conservato sino ai nostri giorni tale rito. La comunità greca che era compresa nella diocesi di Umbriatico era costituita dalle colonie albanofone di San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio. Ciò dimostra che ancora nel 1624 gli Albanesi di San Nicola dell’Alto seguivano il rito greco. Nel 1660, come risulta dal primo dei libri parrocchiali, a San Nicola dell’Alto si seguiva invece il rito latino e da quell’anno tutta la liturgia viene costantemente celebrata secondo il rito latino. Operarono contemporaneamente nella comunità diversi sacerdoti. C’era l’arciprete, l’economo curato e dei coadiutori. Essi curavano l’istruzione religiosa e l’amministrazione dei sacramenti. In ogni registrazione di morte è annotato l’avvenuto ricevimento da parte del moribondo dei sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Estrema Unzione. Spesso i sacerdoti più accurati indicano anche la data in cui i sacramenti erano stati amministrati. Tenevano anche un registro in cui annotavano l’adempimento del precetto pasquale. Si riporta di seguito l’elenco degli arcipreti di San Nicola dell’Alto dal 1660 al 1898.
[1]
DOMENICO ZANGARI, op. cit., p. 148. |
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| Le chiese |
Tre sono le chiese attualmente esistenti a San Nicola dell’Alto: la Chiesa Madre, la Chiesa di San Domenico e la Chiesa di San Michele Arcangelo. La Chiesa del Purgatorio invece è stata abbattuta da qualche anno. (Vai alle immagini delle chiese) |
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Essa è posta nella parte alta del paese. E’ frutto della ricostruzione, avvenuta nel 1955, dell’antica chiesa madre, in un anonimo stile lineare a tre navate divise da pilastri. La chiesa originaria, che sorgeva sullo stesso sito dell’attuale, risaliva ad epoca anteriore al 1600. Di essa è cenno frequente nei libri parrocchiali, poiché fino al 1880 vi si seppellivano i morti. La sepoltura probabilmente era distinta per categorie, dal momento che nei libri parrocchiali si fa riferimento a varie “sepulturae”. Il defunto viene deposto, di volta in volta, “in sepultura universali”, oppure “in sepultura Consororum SS. mi Rosarii”, “in sepultura Confratrum SS. mi Rosarii”, “in sepulcro parvulorum”, “in sepultura Mulierum”. Inoltre nei pressi dell’altare maggiore vi era la “sepultura Clericorum”. Alcune famiglie, quali ad esempio, la famiglia Basta, avevano il patronato delle cappelle laterali della chiesa, ove avevano anche il loro sepolcro. L’antica chiesa fu consacrata il 4 agosto 1799 dal Vescovo di Umbriatico, Isidoro Leggio. Il 23 maggio 1915 crollò il tetto che, dati i tempi tristi per la guerra in corso, non fu restaurato, sicché a poco a poco la chiesa si ridusse ad un cumulo di rovine. Le persone anziane di San Nicola dell’Alto ricordano con nostalgia l’antica chiesa, la quale era ricca di fregi e molto bella. La chiesa di San Michele Arcangelo La chiesa, col romitorio, è stata costruita in epoca anteriore al 1660. Essa è posta sulla sommità del monte omonimo. Nel romitorio è sempre vissuto un eremita del luogo o un forestiero come l’ultimo, Antonio Raffa, di Tropea, che vi morì, all’età di 50 anni, il 18 dicembre 1948. E’ una chiesa molto semplice, ad una sola navata, il cui altare è sormontato da una nicchia contenente la statua di San Michele Arcangelo. Fino alla prima metà dell’Ottocento nella chiesa venivano sepolti solo gli eremiti e, raramente, qualche altra persona. In seguito, fino alla costruzione del cimitero, furono sepolte varie persone. La chiesa di san Domenico Risale ad epoca anteriore al 1660. E’ posta nella parte bassa del centro abitato, che presumibilmente è la più antica. Forse per questo motivo si dice in paese che essa sia la prima chiesa sorta a San Nicola dell’Alto. E’ una chiesa molto piccola, ad una sola navata, col minuscolo campanile sovrastante la facciata. E’ stata restaurata nell’estate del 1976 ed in quell’occasione è stata elevata di circa un metro. Vi si conservano ancora delle tele di scuola napoletana molto mal ridotte e fino al restauro vi si conservava, nel pavimento, la lapide che chiudeva il sepolcro della famiglia Simeone. Ora la pietra è incastonata nel muro, accanto alla porta d’ingresso, e permette di leggere l’unico parto letterario immortalato negli scarsi marmi di San Nicola dell’Alto. E’ un distico elegiaco di buona fattura, che val la pena di riportare.
HOC SIBI DOMINICUS SIMEONE STRUERE FECIT Il 26 maggio 1699 morì Andrea Simeone “et sepultus fuit in venerabili cappella Sancti Dominici Ius Pat. Familiae Simeoniae“. Ciò dimostra che i Simone dovettero, se non costruire, almeno restaurare la cappella di San Domenico. In essa venivano sepolti i componenti della famiglia Simeone ed i loro parenti. Nella seconda metà dell’Ottocento vi vennero sepolte più persone senza legami con la famiglia Simeone, di cui si è persa traccia nel corso degli anni. [1] Traduzione: Domenico Simeone, partendo (da questo mondo), fece costruire questo sepolcro per sé e per i suoi eredi.
La chiesa dedicata alle Anime del Purgatorio era una
bella chiesa costruita nel secondo decennio del Settecento, come si può
desumere dall’atto di morte di Giovanni Battista Taverna, originario di Andali ma abitante a San Nicola dell’Alto, che fu sepolto l’8 maggio
1720 nella nuova Chiesa del Purgatorio, e primo nella cripta, “quia frater confraternitatis erat”. La chiesa aveva una sola navata. L’altare maggiore, in stile barocco, era sormontato da una cupola emisferica leggermente allungata, rivestita di scaglie in terra cotta policroma vetrificata. Essa era sita in un luogo che all’epoca della costruzione della chiesa era periferico, ma che era in seguito diventato la piazza principale del paese. Dopo un restauro infelice, subito negli anni ‘60 di questo secolo, che aveva privato la cupola del policromo e lucente rivestimento a scaglie, fu danneggiata da un fulmine che ne distrusse la lanterna della cupola. Fu abbandonata e si ridusse semidiroccata, al punto che nel 1970 fu demolita per allargare la via principale che attraversa il paese. Alla
chiesa del
Purgatorio sono dedicate alcune immagini |